Le prime tracce della pratica ipnotica risalgono ad epoche remotissime. A parte i numerosi ritrovamenti di crani umani preistorici con chiari segni di interventi chirurgici, che potrebbero far pensare ad una qualche forma di anestesia ipnotica in assenza di quella farmacologica, la storia ci narra di popoli antichissimi che si servivano dell’ipnosi per ottenere responsi e vaticini.
I sacerdoti caldei, attraverso l”imposizione delle mani”, provocano uno stato di sonno profondo in fanciulle, giovani e bellissime, le quali, in questo alterato stato di coscienza, erano in grado di predire il futuro. Altrettanto dicasi di altri popoli quali i Medi, i Persiani, gli Egizi, gli Aztechi, i Maya, gli Zapotechi. Sembra che sotto il regno di Amenofi IV, in Egitto, venissero fatte due volte l’anno offerte votive al Dio Aton sottoforma del sacrificio di giovani fanciulle; queste erano scelte dai sacerdoti fra le più belle ed esse stesse accettavano di donare la vita, considerandolo anzi un grande privilegio. Anche queste giovani donne venivano fatte cadere in un profondo sonno ipnotico, durante il quale acquisivano capacità profetiche e davano vaticini.
Dopo di ciò, per mano del sacerdote, venivano sacrificate al Dio passando in perfetta beatitudine dal sonno ipnotico alla morte, senza avvertire alcun dolore o timore. In India, patria delle discipline Yoga, l’ipnosi e l’autoipnosi si praticavano sin dai tempi anteriori alla nascita di Cristo. Anche gli Ebrei usavano l’ipnosi per provocare nei soggetti capacità profetiche; perfino la Bibbia presenta in più parti la frase “Dio impose la Sua mano ed egli profetizzò”. Lo svizzero Paracelso (1493-1541), il cui vero nome era Teofrasto Bombast, mette in rapporto la forza della calamita con quella emanata dalle mani, alla quale darà il nome di “magnetismo animale” che sarà più tardi ripreso da Mesmer. L’alchimista tedesco. Cornelio Agrippa (1486-1535), nella sua opera “La filosofia occulta”, parla di “occhi che incantano e soggiogano”.
Verso la metà del settecento appare la misteriosa figura di Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro, mago, illusionista, guaritore e soprattutto ipnotizzatore espertissimo, capace di produrre nei suoi soggetti stati di sonnambulismo profondo con straordinari fenomeni di chiaroveggenza, talvolta accompagnati da crisi convulsive. Cagliostro fu arrestato a Roma nel 1789, sotto l’accusa di eresia, e condannato dal tribunale della Santa Sede. Secondo alcuni autori, però, Cagliostro e Balsamo sarebbero state due persone ben distinte e colui che morì nella fortezza papale di San Leo, nel 1795, sarebbe stato non il Conte di Cagliostro bensì Giuseppe Balsamo. Arriviamo così ad un’altra celebre e discussa figura di guaritore: Anton Mesmer, medico nato a Itzmang, in Germania, nel 1734 ed affermatosi a Vienna intorno al 1770. Partendo dal magnetismo minerale e sulle orme già tracciate da Paracelso, Mesmer mette in rapporto le capacità terapeutiche della calamita con quella che sprigionerebbero le mani, per la quale ripropone il nome di “magnetismo animale”. Mesmer acquista in Vienna una larghissima popolarità, grazie alle numerose e sorprendenti guarigioni ottenute; questi successi provocano, però, reazioni ostili sia da parte della scienza ufficiale che del clero; Mesmer è costretto a lasciare Vienna e, nel 1778, si trasferisce a Parigi.
Qui egli continua la sua opera e la sua notorietà si accresce. Ormai i suoi pazienti sono troppo numerosi per poter essere trattati individualmente; Mesmer adotta quindi il metodo della famosa “tinozza”, contenente acqua magnetizzata e limatura di ferro. Attorno ad essa si radunavano i pazienti, mentre il suono di un pianoforte diffondeva nell’ambiente un’atmosfera suggestiva. Mesmer, in abiti sontuosi, si aggirava per la sala, toccando i malati con una bacchetta, fissandoli negli occhi ed imponendo le mani quando necessario (passi magnetici). Generalmente, i pazienti cadevano in una trance convulsiva (vedi metodo catartico adottato successivamente), in seguito alla quale sopravveniva la guarigione. Anche a Parigi, nonostante le innumerevoli guarigioni ottenute, o più probabilmente proprio per queste, Mesmer incontrò l’opposizione della medicina ufficiale. Nel 1784 fu istituita una commissione di inchiesta, la quale stabilì che le guarigioni ottenute da Mesmer erano da attribuirsi alla sola immaginazione dei pazienti, condannò pertanto il magnetismo animale definendolo privo di qualsiasi efficacia. Queste conclusioni non furono però unanimi; infatti uno dei componenti della commissione, il botanico Laurent De Jussieu, si rifiutò di sottoscriverle.
Mesmer, amareggiato da tutti questi contrasti, si ritira a Mespurg, sul lago di Costanza, dove muore nel 1815. Questo discusso personaggio ebbe sostenitori e detrattori, suscitò consensi e critiche; a lui comunque spetta il merito di essere stato il primo ad affrontare con spirito scientifico ed in un’epoca ricca di superstizioni, in cui ancora si mandavano al rogo le presunte streghe, fenomeni che fino ad allora erano stati confusi con le pratiche magiche. Tuttavia il suo contributo allo studio dell’ipnosi fu limitato dal fatto di avere attribuito i fenomeni ottenuti a cause solamente fisiche o fisiologiche (magnetismo minerale prima ed animale poi), trascurando del tutto la componente psicologica ed emozionale. Fu un suo allievo, il marchese De Puységur, ad approfondire questo importante aspetto dell’ipnosi nei suoi studi sul sonnambulismo provocato artificialmente. Nei primi anni dell’ottocento l’Abate Faria, personaggio citato da Dumas nella sua opera “Il Conte di Montecristo”, sostenne che il magnetismo è un fenomeno legato alla volontà del magnetizzatore di produrre suggestione.
Nel 1831 l’Accademia di Francia ammise l’indubbia azione del magnetismo e ne consigliò lo studio come parte della psicologia; per contro, verso la metà del secolo, Pio IX, in una sua enciclica, lo condannò come forma di superstizione. Nel 1846 James Braid, medico scozzese, sostenne che il sonno artificiale non è il prodotto di una sorta di fluido emanato dalle mani del magnetizzatore, ma è un fenomeno puramente neurologico, adducendo a prova della sua tesi il fatto di essere in grado di ottenere gli stessi risultati facendo fissare lungamente al soggetto un oggetto brillante. Fu appunto Braid a coniare i termini “ipnosi” ed “ipnotismo”, derivati dal vocabolo greco “hypnos” (sonno). Sulla base delle teorie del Braid, il medico francese Henry Azam mise in luce la possibilità di utilizzare l’ipnosi come anestesia negli interventi chirurgici. Charles Richet, nel 1975, in opposizione all’opinione di alcuni “studiosi” che consideravano lo stato ipnotico una simulazione, asserì che il sonno ipnotico è uno stato fisiologico normale in cui spesso l’intelligenza viene esaltata. Il neurologo Jean Martin Charcot, nell’Ospedale della Salptrière, condusse, a cavallo degli anni 1878 - 1882, importanti studi, per altro non esenti da errori anche grossolani, sull’isteria ed il sonno ipnotico.
Egli sostenne che l’ipnosi è una condizione patologica inducibile esclusivamente in soggetti isterici, che le donne si possono ipnotizzare più facilmente degli uomini e che sia i fenomeni ipnotici che le manifestazioni isteriche possono essere influenzati dalle calamite e dai metalli in genere. Egli accettò la tesi “neurologica” del Braid, secondo cui lo stato ipnotico si può indurre facendo ricorso a mezzi puramente meccanici, ma ne trascurò le successive importanti scoperte sull’influenza delle aspettative e della suggestionabilità del soggetto. Secondo Charcot l’ipnosi si manifesta sottoforma di tre possibili stati, distinti e successivi: catalessi, letargia e sonnambulismo indotto.
Questa tesi si dimostra in seguito parzialmente errata, ma rimane tuttavia il primo tentativo di suddividere il fenomeno in fasi distinte e caratterizzate da manifestazioni di crescente potenza. L’Università di Nancy, di cui furono principali esponenti i professori Bernheim e Liébeault, adottò un indirizzo del tutto diverso. Secondo la Scuola di Nancy, la suggestione verbale poteva avere notevole efficacia terapeutica in un gran numero di casi; tuttavia, sebbene riconoscesse che le suggestioni vengono particolarmente rafforzate dallo stato ipnotico del paziente, non riteneva questo essenziale ai fini terapeutici. Conclusione questa in netto contrasto con le accertate possibilità dell’ipnosi in quanto tale, come ad esempio l’eliminazione del dolore, che non richiede specifiche suggestioni verbali per realizzarsi. Pierre Janet, allievo di Charcot, utilizzò l’ipnosi come strumento di ricerca psicologica in senso lato. Egli considerò lo stato ipnotico indotto artificialmente una condizione di “dissociazione”, per cui una parte della mente funziona indipendentemente dal resto; è quindi possibile far si che il paziente sotto ipnosi ricordi fatti e circostanze, per lo più di natura traumatica e dolorosa, di cui non è cosciente allo stato di veglia. Sigmund Freud, la cui notorietà non richiede commenti, studiò sia alla Salptrière, sotto la guida di Charcot ed in collaborazione con Janet, sia a Nancy sotto Bernheim; egli, inizialmente, si servì dell’ipnosi per la cura dell’isteria.
Tuttavia, in considerazione del fatto che la suscettibilità all’ipnosi variava molto da un individuo all’altro e che, in particolare, i sofferenti di vere e proprie malattie mentali risultavano per lo più non ipnotizzabili, fu indotto successivamente ad abbandonare l’ipnosi e sviluppare la tecnica alternativa della psicanalisi, nella quale il terapeuta si limita ad ascoltare ed interpretare quanto il paziente dice o non dice. Da questa rapida e necessariamente incompleta rassegna, emergono i diversi e contrastanti punti di vista dai quali fu considerata l’ipnosi nel corso di vari secoli e dai quali la nostra concezione e le nostre tecniche si differenziano, a loro volta per molteplici aspetti.
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